Negato a Israele il suo essere ebraico

Lo scorso 7 dicembre é apparso sul Financial Times un articolo di Tony Judt che sostanzialmente nega l`ebraicità dello Stato di Israele o, come scrive lui in inglese, the Jewishness. Jodt si dice d`accordo con le teorie espresse dallo storico ebreo Shlomo Sand nel suo libro “L`Invenzione del popolo ebraico” in cui sostanzialmente asserisce che lo Stato di Israele non è la vera nazione degli ebrei e non ha quindi diritto di esistere in quanto patria ebraica, ma semplicemente in quanto stato degli israeliani.

Quest`affermazione può sembrare una semplice sottigliezza, ma non lo è. Infatti nel momento in cui si nega che lo Stato di Israele esiste in quanto patria ebraica che quindi deve appartenere agli ebrei – un popolo che si riconosce in una religione specifica, che ha come sua essenza l`ebraicità appunto,cioè l`essere ebreo, in quel momento si apre la possibilità all`esistenza domani di un Israele islamico conquistato dagli arabi. Negare che Israele esiste perché è la patria di tutti gli ebrei erranti, scacciati prima dai Romani e poi perseguitati nei secoli fino alla tragedia dell`Olocausto, significa prepararsi a giustificare la conquista di Israele da parte degli islamici. Le affermazioni del professor Sand suonano quindi gravemente inquietanti. Lo scrittore nega che gli ebrei occupassero all`inizio la Palestina come coloni e quindi nega loro il diritto a ritornarvi. Israele non ha diritto ad esistere e ad appartenere agli ebrei perché un tempo ne furono scacciati, ma solo come entità geografica e politica. Israele agli israeliani così come la Svezia agli svedesi, l`Egitto agli egiziani senza che si parli si “svezietà” o “egizietà”. Svezia ed Egitto sono riconosciuti come attori internazionali, con tutti i diritti e lo status, semplicemente in virtù della loro esistenza e della loro capacità di mantenere e proteggere loro stessi. Gli stati esistono o non esistono, punto. Per Sand la sopravvivenza di Israele non è quindi legata alle “storielle” che gli israeliani raccontano sulle loro origini etniche. Per Jodt, che riprende Sand, continuare ad insistere su queste origini finirà per rappresentare un handicap importante. Intanto perché i cittadini di Israele che non sono ebrei verrebbero considerati cittadini di seconda categoria: i musulmani ed i cristiani verrebbero emarginati secondo Jodt. Nell`opera di Sand si deduce che per lo scrittore Israele farebbe meglio a considerarsi come Israele e basta. Addirittura considera “perversa” l`insistenza ebraica di identificare l`ebraicità universale con un piccolo pezzo di terra. Ed è a causa di questa perversità che non si riesce a risolvere la questione arabo-israeliana. Probabilmente, afferma Jodt, il professor Sand vedrebbe bene la creazione di un solo stato arabo-israeliano e non quindi la soluzione dei due stati. È chiaro per noi che questo vorrebbe dire dopo pochissimo un solo stato arabo con la eliminazione di tutti gli ebrei e la distruzione dello Stato di Israele. Jodt suggerisce quindi nel suo articolo che gli ebrei d`America e quelli europei prendano le distanze da Israele, smettendo di aiutarlo, di finanziarlo e rendendo noto a tutti che non lo considerano il loro stato o la loro patria. Insomma secondo Jodt gli ebrei del mondo dovrebbero smettere di considerare Israele la propria patria, dovrebbero in un certo qual modo rinnegare le proprie origini. Ed anche il governo americano dovrebbe smetterla di dare tanta importanza ad uno stato così piccolo ed insignificante. Questo sarebbe lo scenario migliore che si prospetterebbe per Israele, lo obbligherebbe a riconoscere i propri limiti e lo condurrebbe a cercare di intrattenere relazioni più amichevoli con i suoi vicini. Follia pura, l`articolo di Tony Jodt rappresenta la condanna a morte dello Stato di Israele, con la complicità dell`ebreo Shlomo Sand.Per concludere Jodt vorrebbe stabilire una distinzione naturale tra chi è ebreo, ma cittadino di altri paesi e gli Israeliani che sono poi anche ebrei. La pubblicazione nel Financial Time di questo articolo così chiaramente polemico nei confronti degli ebrei e di Israele ha scatenato ovviamente una bufera di commenti. Quello che forse Jodt non ha ben compreso è che gli ebrei da sempre si sono identificati come una nazione, la nazionalità è parte integrante della loro religione. Nell`ebraismo religione e nazionalità sono inscindibilmente legate e non importa se gli ebrei di oggi non sono i discendenti biologici degli ebrei che abitarono la Palestina anticamente. Quello che conta è che ne sono gli eredi culturali e che si considerano parte della nazione ebraica. In questo senso il Sionismo non ha inventato nulla, ma ha semplicemente tradotto in un nuovo linguaggio antiche credenze. Quindi gli ebrei in America non possono dissociarsi dal destino degli ebrei in Israele, il senso di appartenenza e di solidarietà essendo troppo forte e radicato nelle coscienze e nell`essere stesso di questo popolo. Inoltre la relazione tra i cittadini che vivono nella madrepatria e coloro che invece sono all`estero è sempre molto complessa e delicata, ancora di più se consideriamo il vincolo della religione.

Benedetta Buttiglione Salazar

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Archiviato il caso Englaro: non fu omicidio volontario

Oggi è stata scritta definitivamente la parola fine al famoso caso Englaro, ovvero all´ indagine per omicidio volontario sulla morte di Eluana Englaro che vedeva come indagato il padre Beppino ed i medici della casa di cura “La Quiete” che avevano sospeso l´alimentazione e l´idratazione ad Eluana conducendola così alla morte.

Il tribunale di Udine ha archiviato il caso, sostenendo che la morte di Eluana non é stata omicidio volontario, poiché lo stato vegetativo della donna era stato dichiarato ormai irreversibile e la morte é sopraggiunta per arresto cardiaco. Se visitiamo gli ospedali e le case di cura italiane ci rendiamo conto che di Eluane ce ne sono dappertutto, ma per fortuna non tutte e non tutti finora sono stati condannati a morte e possono ancora gioire della vicinanza e dall´affetto dei propri cari. Sì, perché queste persone in coma possono sentire e rendersi perfettamente conto di quanto accade intorno a loro. Se non vogliamo sfogliare pesanti libroni scientifici e non abbiamo intenzione di conseguire una laurea in medicina, possiamo semplicemente leggere il racconto di Salvatore Crisafulli, un ragazzo trentottenne finito in stato vegetativo persistente dopo un incidente in motorino. Grazie all´aiuto dei suoi cari che si sono stretti intorno a lui e che hanno lottato con ogni mezzo perché ricevesse le cure mediche necessarie e le attenzioni affettuose della famiglia, dopo due anni Salvatore si è risvegliato. Il racconto che lui stesso fa dei due anni trascorsi incatenato nel letto è tristissimo. La parte più toccante è quella in cui questo padre di quattro figli racconta la propria disperazione nel sentire i medici intorno a lui dichiarare ai suoi famigliari che Salvatore non poteva più sentire né capire nulla. E Salvatore era impotente, la sua forza erano proprio le visite delle persone che gli dimostravano di volergli ancora bene, anche se ridotto allo stato vegetativo di una pianta. Sentire dire dai medici ai suoi genitori e a sua moglie che sarebbe presto morto del tutto era per lui straziante e la paura lo attanagliava. Chissà se anche per Eluana è andata così. Chissà se Eluana si é sentita condannata a morte per fame e per sete e se ha avuto paura del momento in cui avrebbero cominciato a staccarle il sondino ed a toglierle l´acqua. Non lo sapremo mai, ma il dubbio resta. Certo è che Eluana era viva e vegeta al momento della sospensione dell`alimentazione e dell`idratazione e non era affatto in agonia, come si leggeva in tutti i giornali. “Agonia” è la condizione di lenta ed inesorabile diminuzione delle forze vitali che precede la morte. Non può quindi esistere un`agonia lunga 17 anni. Inoltre la condizione di Eluana non era neanche “dolorosa” nel senso di sofferenze fisiche, infatti non le somministravano nessun farmaco per il dolore che invece le hanno dovuto dare durante l`agonia indotta. Come dice giustamente il dott. Luciani su Zenit, se vogliamo fare riferimento alle sue condizioni di sofferenza psicologica al sentirsi legata in quel letto, allora dobbiamo affermare che Eluana intendeva e voleva. Oltretutto Eluana non era attaccata ad alcuna macchina, non si cercava di tenerla in vita a tutti i costi, semplicemente la si aiutava a mangiare e a bere. Quale madre non ha mai nutrito il proprio bèbè, neonatino di pochi giorni incapace di mangiare e bere da solo? Eluana era tornata come un bèbè ed era accudita come tale. Non vi era quindi nulla di terapeutico o di artificiale nella sua vita. Il cibo era solido e introdotto attraverso un sondino che veniva rimosso dopo ogni pasto e le passeggiate in carrozzina assolutamente normali. Da una situazione sicuramente triste, ma non dolorosa e non forzata, si è passati ad una morte per fame e per sete, con le mucose della bocca che sono state umettate per alleviare la sofferenza della secchezza delle labbra e anti-dolorifici per il dolore provocato. Il fratello di Terry Schiavo, la donna americana in coma condannata a morte per fame e sete dal marito contro il volere dei suoi genitori, ha raccontato come il volto della sorella si contorceva nelle smorfie di dolore di chi cominciava a sentire gli effetti della mancanza di acqua e di cibo. Eluana è morta, la disperazione umana è stata più forte della fede nella vita, preghiamo per lei e per i suoi genitori e speriamo che vicende come la sua non si ripetano più e che l`uomo impari ad amare anche i più deboli ed indifesi.

Benedetta Buttiglione Salazar

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SACRALITA’ DELLA VITA -Sí alla diagnosi pre-impianto per una coppia fertile: pericoloso precedente creato dal Tribunale di Salerno

 Come commentare la notizia della decisione del Tribunale di Salerno riguardo la possibilità per una coppia fertile, portatrice di una malattia genetica, di ricorrere alla fecondazione assistita e alla diagnosi pre-impianto? 

 Non è facile, cominciamo forse dall’inizio. Ci sono due genitori quarentenni che portano scritto nel loro patrimonio genetico l’ Atrofia Muscolare Spinale di tipo A che conduce alla morte per asfissia. E di fatti hanno già perduto una figlioletta di 7 mesi ed hanno abortito altri tre figli malati, riuscendo a farne nascere soltanto uno sano. Adesso ne vogliono un altro, ma non vogliono rischiare che ne nascano altri affetti dalla malattia e non vogliono altri aborti. Si sono perciò rivolti al Tribunale di Salerno, che per loro ha derogato alla legge 40, quella che permette la fecondazione assistita e la diagnosi pre-impianto solo alle coppie che non riescono ad avere figli. Quindi per la prima volta una coppia fertile potrà fare una diagnosi pre-impianto, cioè potrà selezionare tra i tanti embrioni prodotti in vitro quelli sani e gettare quelli malati. A parte il fatto che scientificamente non è così semplice riuscire a definire al cento per cento quali sono quelli sani, con conseguente possibile perdita di bambini in perfetta salute, il punto non è esattamente solo questo.

Il punto è che per la prima volta, per ragioni umanissime di grande sofferenza di due genitori, si arriva a selezionare la specie, si fa “eugenetica”. Anzi, purtroppo non è la prima volta che questo si fa, purtroppo l’eugenetica l’abbiamo già sentita ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e sappiamo bene a che orrori ha condotto.

Qui la situazione è diversa, qui sono una madre ed un padre che vogliono evitare una sofferenza ad un figlio, la ragione è umana e comprensibilissima, quale genitore non farebbe carte false per evitare ad un figlio di soffrire?

Ma in realtà il figlio ancora non c`é, qui si vuole applicare l’eugenetica per fare un figlio sano, perfetto, scartando quelli che rischiano di essere imperfetti. Pericoloso, molto pericoloso. Esce di nuovo, prepotentemente alla ribalta il desiderio di eliminazione degli imperfetti, come nel caso della povera Eluana Englaro, lasciata morire di fame e di sete perchè ormai non era più in grado di vivere come gli altri, perchè doveva ricorrere alle amorevoli cure di una suora per mangiare, bere, lavarsi e passeggiare in carrozzella. Imperfetta anche lei.

E adesso come la mettiamo? Ci rendiamo conto che la sentenza di Salerno crea un precedente in merito alla possibilità di derogare alla legge 40? Oggi per una grave ragione di salute, domani per evitare che nascano bambini con altre malattie anche se non mortali, poi per non mettere al mondo figli deboli, inclini ad ammalarsi spesso, con il rischio di morire precocemente, dopodomani per risparmiare ai bambini stessi nasi enormi od orecchie a sventola che potrebbero causare complessi a scuola, fino ad arrivare alla creazione dell’essere umano perfetto. Qualcuno ci aveva già pensato prima. Pericoloso, molto pericoloso.

Perchè non ci soffermiamo a riflettere per un momento su quel mucchietto di embrioni scartatai, perchè probabilmente malati? Su quel mucchietto di principio di bimbo? Non sono solo cellule, sappiamo benissimo che sono bambini che rischiano di essere malati e che hanno i capelli biondi e gli occhi nocciola o bruni con occhi azzurri. Sappiamo anche che hanno il nasino perfetto, ma c’è un’alta probabilità che svilupperanno la malattia o forse la certezza e quindi li buttiamo, non si sa mai.

Questo no, questo no, questo no….questo sì, questo sì…questo no.

No, per quanto il passo compiuto da questi genitori sia legittimo e assai comprensibile, per quanto umanamente vicini al loro dolore, alla loro terribile paura di continuare ad avere figli malati, la decisione del Tribunale di Salerno non può essere condivisa e deve invece suonare come un campanellino d’allarme.

Chi impedirà alle ultra-quarentenni di ricorrere anche loro alla diagnosi pre-impianto per selezionare figli immuni da sindrome Down?

Chi non vorrebbe un mondo popolato solo da uomini e donne sani, belli e felici? Chi non vorrebbe vivere nel Paradiso Terrestre? Purtroppo l’imperfezione ed il dolore che l’accompagna sono parte di questo nostro mondo, sono insiti nel nostro essere uomo e non possiamo eliminarli completamente, perchè con essi elimineremmo la nostra umanità.

Benedetta Buttiglione Salazar

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Musulmani in Europa: integrazione difficile se non impossibile

  La coesistenza tra occidentali ed islamici sembra sempre più difficile. Dopo il caso di Hina, uccisa dal padre e della ragazza pakistana rapita e poi ritrovata, colpevoli entrambe di vivere troppo all`occidentale, si riapre il dibattito sulla possibilità o meno di un` integrazione felice tra le due comunità.

 L`integrazione degli islamici nei paesi europei invece di diventare più naturale con il passare del tempo, diventa sempre più problematica. In nome dell`islamicamente corretto oggi vengono violati concetti occidentali importanti come quello di libertà, tolleranza ed uguaglianza e spesso anche quello della legalità. Lo spunto per questa riflessione è dato dalla recente vicenda della ragazza pakistana rapita dal padre fortemente contrario al suo modo di comportarsi troppo occidentale. Storia che ci riporta alla mente quella ben più tragica della morte di Hina, altra ragazza musulmana uccisa dal padre perché legata sentimentalmente ad un italiano.

Ma senza arrivare a questi casi estremi di incompatibilità tra due religioni, possiamo menzionare che in Gran Bretagna alcuni bambini vengono condannati dai tribunali per comportamenti non conformi all`islamicamente corretto; in Italia nasce la prima piscina per sole donne musulmane; sulle spiagge della Costa Azzurra donne islamiche prendono il sole interamente velate. Nell`Europa occidentale e democratica i musulmani si rinchiudono da soli in ghetti perché si rifiutano di accettare le regole del vivere civile che gestiscono i nostri rapporti. Essi credono di avere difeso i propri diritti quando ottengono dai gestori di una piscina di Bergamo, di proprietà della Diocesi, di riservare tutti i giovedì la struttura alle donne musulmane. E`chiaro che così non si favorisce l`integrazione, ma si rischia di legittimare ghetti. Come anche in Costa Azzurra, nelle spiagge tra Monte-Carlo e Nizza non è raro vedere passeggiare giovani musulmani in costume accompagnati da donne coperte da capo a piedi, che si buttano in acqua così per trovare un po´di refrigerio.

E c`è anche il caso della quattordicenne inglese Codie Stott, denunciata per razzismo dall`insegnante, arrestata dalla polizia, trattenuta in cella, fotografata e schedata con impronte digitali, interrogata per crimini razziali di ordine pubblico, il tutto per aver chiesto di seguire una ricerca scientifica con un altro gruppo di studio, perché in quello che l`insegnante le aveva assegnato c`erano solo ragazze che parlavano urdu. Forse la scuola potrebbe piuttosto preoccuparsi delle alunne che ancora non imparano l`inglese.

La Fourth National Survey of Ethnic Minorities, ha condotto un`indagine che raccoglie dati su attitudini religiose, caratteristiche socio-economiche e luogo di residenza delle minoranze etniche nel Regno Unito. Dalle statistiche emerge l`importanza che i musulmani danno alla religione, come abbiano un livello di vita molto più basso dei non musulmani, un`istruzione assai scarsa, una probabilità più che doppia di essere disoccupati e come vivano in aree segregate, per l`appunto ghetti. É abbastanza scontato che da qui partano gli episodi di criminalità e violenza che contraddistinguono queste minoranze. La velocità di integrazione dei musulmani, poi, è di gran lunga minore rispetto a quella mostrata dagli altri gruppi e il tempo trascorso nel Regno Unito non mostra alcun effetto sostanziale sulla loro capacità di integrarsi. Un dato che sorprende è che più i musulmani sono istruiti, più sono radicati nella loro fede religiosa che li porta a non integrarsi. Non sono quindi solo i meno abbienti che rimangono al margine della società per mancanza di mezzi economici, ma anche e soprattutto coloro che parlano la lingua del posto e vivono in aereo miste, non ghettizzate cioè.

La situazione delle donne musulmane é particolarmente complicata, da una parte rivendicano il diritto di avere parità di diritti e di opportunità con gli uomini, sia a livello sociale, sia famigliare, dall`altra sono completamente sottomesse agli uomini e non hanno nessuna voce in capitolo in quanto alla possibilità di integrarsi nella società che le accoglie. E chi paga il prezzo più alto per questa situazione sono le giovani generazioni ed infatti la storia di Hina e della giovane pakistana ne sono un triste esempio.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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Etica del lavoro e dignità della persona umana

L`etica del lavoro: le dichiarazioni del ministro Brunetta ci costringono a riflettere sul significato che assume oggi l`etica del lavoro in relazione alla dignità della persona umana.

 Le recenti dichiarazioni del ministro Brunetta sono spunto per una riflessione sul concetto di etica del lavoro. E sì, perché offrire cinquecento euro al mese per aiutare i giovani ad andarsene di casa é una proposta in contraddizione con il concetto stesso di lavoro e della sua dignità.

Possiamo definire il lavoro come il contributo personale di ciascuno di noi al benessere economico comune, in cambio di un` adeguata partecipazione a questo benessere. Nella Bibbia non c`è nessuna retorica del lavoro, nessun occultamento della reale durezza delle condizioni materiali e sociali del lavoro. La dignità del lavoratore in quanto tale è la dignità del lavoro, come un`attività appartenente alla vocazione di ogni persona, poiché l`uomo si esprime e si realizza nella sua attività di lavoro. Come persona l`uomo é il soggetto del lavoro e, indipendentemente da quale sia l`oggetto della sua attività, questa deve servire alla realizzazione della sua umanità. Il lavoro si misura in primo luogo col metro della dignità dell`uomo che lo realizza e ha ugualmente per finalità il bene dell`uomo stesso. Questi concetti si inseriscono all`interno del concetto stesso di etica del lavoro, cioè nella comprensione del fatto che lavorare è bene per l`uomo e per l`umanità e che non esistono lavori non degni o degradanti se compiuti per il bene di se stessi e della società. Non è affatto un discorso banale se pensiamo alla disoccupazione imperante nei nostri paesi europei. Oggi parliamo tanto di mancanza di posti di lavoro, ma ci riferiamo a penuria di posti di lavoro qualificati, perché di non qualificati ce ne sono moltissimi che lasciamo svolgere agli immigrati e che agli italiani non piacciono. Provate a cercare una tata o una domestica italiana che lavori in una famiglia, lungo orario, facendo le faccende domestiche e prendendosi cura dei bambini. Non la troverete mai, neppure a pagarla oro. Eppure quante nonne ci sono che potrebbero benissimo integrare la propria pensione stirando qualche lenzuola in più e leggendo qualche fiaba a nipotini acquisiti. Invece no, dobbiamo sempre ricorrere alle straniere che non parlano la nostra lingua e che insegnano ai nostri figli miscugli improbabili di tagallo-inglese-italiano.

Oppure le ragazze studentesse che per pagarsi l`università fanno le baby-sitter pomeridiane? Dove sono finite? Anche qui vuoto e buio totale. Eppure un tempo c`era una cultura del lavoro come diritto, ma anche come dovere. Chi non riusciva a mantenere la propria famiglia con un impiego ne cercava anche un secondo, i ragazzi scaricavano le cassette di frutta ai mercati generali per cercare di guadagnare qualche soldo, altro che ricevere cinquecento euro dallo stato. Oggi questa etica del lavoro è cambiata, oggi c`è una pretesa di ricevere soldi ed aiuti che non si confà all´atteggiamento etico che l`uomo dovrebbe avere verso il lavoro e che dipende innanzitutto dalla sua relazione con Dio. Infatti, se per un amore disordinato verso se stessi e per affermare la propria libertà l`uomo disconosce la verità e respinge Dio, perseguirà senza limiti il proprio interesse, non rispettando i diritti degli altri, cercando di massimizzare nel lavoro solo i frutti ed i proventi, cercando, ove possibile, di schivare ogni fatica ed ogni difficoltà. La prima e la più importante sfida di un`etica del lavoro si gioca, dunque, nel cuore dell`uomo. La dimensione di fatica e di sofferenza che accompagna spesso il lavoro umano diventa più accettabile e sopportabile se collegata al riconoscimento e alla gratitudine nei confronti di Dio creatore e al fatto di rendersi conto che, lavorando onestamente e con dignità, partecipiamo anche noi della sua dimensione creatrice. E qui va benissimo allora anche raccogliere pomodori nelle campagne, accudire bambini, stirare lenzuola e lavare pavimenti. Tutte mansioni considerate troppo umili oggi da buona parte degli italiani e , direi, degli europei in genere. Ecco allora che subentrano gli immigrati che crescono sempre di più, partendo dal basso e arrivando poco a poco a ricoprire posti di più alta responsabilità che noi italiani consideriamo nostri di diritto. Sì, abbiamo certamente il diritto di essere i primi a lavorare per il nostro paese, ma dobbiamo anche avere l`umiltà di cominciare dal primo scalino e non la superbia di pretendere subito un super lavoro per poi rimanere a casa di papà se non lo otteniamo.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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Ministro degli Esteri Europeo: ancora picche per l`Italia

Per la seconda volta dall`inizio della legislatura europea l`Italia si vede portare via un importante incarico istituzionale a Bruxelles.

 Le polemiche non si placano. Cinque giorni dopo la discussa nomina di Catherine Ashton a Ministro degli Esteri europeo, in Italia si leccano ancora le ferite. Eh sì, perché pare che qualcuno avesse veramente creduto alla possibilità di Massimo D´Alema di acchiappare finalmente un incarico importante e di ritornare così trionfalmente sulla scena politica. Ed invece non é stato così ed anche questa volta il nostro caro Massimo si è visto soffiare sotto il naso il bocconcino prelibato, facendo fare all`Italia la solita figura di ultima ruota del carro, ultima tra i potenti, ultima tra quelli che contano.

Ma a onor del vero dobbiamo dire che la figuraccia l`ha fatta più Berlusconi che D`Alema, montando tutta questa messinscena della candidatura del compagno Massimo al posto di Mister Pesc.

Adesso tutti accusano tutti: la vittoria, si sa, ha molti padri, ma la sconfitta é orfana ed improvvisamente non ci si ricorda più di chi fosse stata l`idea di sostenere questa candidatura. Nell`intervista di oggi a Repubblica Schulz accusa Berlusconi di non averlo mai formalmente candidato. Ad essere sinceri dobbiamo riconoscere che Berlusconi aveva a più riprese dichiarato di sostenerlo fino in fondo e di considerarlo un`ottima scelta per l`Europa, però forse si era dimenticato di dirlo anche agli altri capi di stato e di governo dei Ventisette. In ogni caso il problema non é lì. La vera questione é che, visto e considerato che il Presidente dell`Europa doveva essere un popolare espressione di un governo popolare, il Ministro degli Esteri doveva essere un socialista espressione di un governo socialista. Massimo D´Alema é sì un compagno, sostenuto però da un governo di centro-destra e questo probabilmente non é piaciuto ai suoi amichetti europei.

Diciamoci la verità, Schulz non avrebbe mai potuto sostenere davvero il candidato di Berlusconi e regalare così al suo governo una vittoria di questa portata. La candidatura di Massimo D`Alema é stata giocata male in partenza, forse non era neanche da giocare, non si capisce chi ha voluto fare uno sgarbo a chi. Il risultato di tutta questa vicenda é che perdendo il posto di Ministro degli Esteri l`Italia ha fatto una figuraccia, Berlusconi ha visto nuovamente sconfitto il proprio governo -dopo la mancata elezione di Mario Mauro a Presidente del Parlamento Europeo- e Massimo D`Alema ha collezionato un`altra delusione. Ci ricordiamo purtroppo quando nel 2006  gli avevano fatto credere che aveva delle possibilità per essere eletto Presidente della Repubblica. Anche quella volta non fu un bello scherzo. Decisamente non devono amarlo molto,Massimo, i suoi amici. O forse é stato semplicemente sfortunato, l`uomo sbagliato al momento sbagliato, chissà, la storia lo dirà.

Se Berlusconi ha voluto fargli lo sgambetto non si é reso conto però di aver danneggiato anche se stesso e la propria immagine all`estero. Già con Mario Mauro, all`inizio della nuova legislatura europea i giochi sono stati condotti proprio male. Tanto per cominciare la nomina di Presidente del Parlamento Europeo toccava ad uno dei dieci nuovi paesi, con ogni probabilità un paese dell`Est Europa. Era chiaro che non c`era posto questa volta per le grandi potenze occidentali. Era ovvio che, di fronte alla candidatura di un paese come la Polonia, la Germania avrebbe dovuto appoggiarla -per più che note questioni storiche-. Senza poi togliere nulla alla esperienza  e conoscenza delle istituzioni europee dell`amico Mauro, alla sua innata capacità politica e profonda cultura, dobbiamo però dire che il profilo del polacco Buzek era decisamente superiore o semplicemente più adatto a ricoprire questo ruolo. Ricordiamo che Jerzy Buzek é stato Primo Ministro della Polonia e durante la sua presidenza l`ha fatta entrare nella Nato ed ha preparato il paese all`adesione all`Unione Europea. Prima di questo é stato sindacalista di Solidarnosc in maniera clandestina fino al 1989 e dopo ne ha presieduto il Congresso. Insomma, la partita era già vinta in partenza e l`ostinazione di Berlusconi che fino all`ultimo momento non ha permesso che Mario Mauro ritirasse la sua candidatura non ha fatto altro che ricoprire di ridicolo l`Italia e lasciare Mauro a bocca asciutta. Se avesse condotto meglio i giochi, forse avrebbe potuto negoziare qualcosa anche per l`Italia, mentre così ce ne siamo tornati a casa con le pive nel sacco.

Due sconfitte quindi per l`Italia, entrambe ad opera di Berlusconi. Due battaglie perse a prima vista simili, ma in realtà diverse. La prima per orgoglio, per non voler fare un passo indietro, la seconda per non rendersi conto che non toccava a lui, Berlusconi, a capo di un governo di centro-destra, fare il nome del Ministro degli Esteri Europeo. Risultato: perdita di credibilità per l`Italia. Non ci resta che affidarci per il futuro all`operato del nostro Commissario che, pare rimarrà Tajani. La sua candidatura era ovviamente in bilico nel caso fosse stato eletto D`Alema, perché ogni paese membro può avere un solo rappresentante nel “governo” europeo. Fuori D`Alema quindi, dentro Tajani.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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Il Consiglio dell`Unione Europea dichiara: Gerusalemme capitale di due stati.

 

Israele ha rischiato di vedersi scippare la capitale Gerusalemme dopo un Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso 8 dicembre. L`iniziativa è partita dalla presidenza svedese che ha elaborato una bozza di testo che implica il riconoscimento europeo ad una futura proclamazione unilaterale dello stato palestinese con capitale Gerusalemme Est.

Il testo della bozza è stato pubblicato dall´edizione online del quotidiano israeliano Haaretz. Il documento esorta all`immediata ripresa dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi con l`obiettivo di arrivare “ad  uno stato palestinese indipendente, democratico, autosufficiente, con un territorio contiguo, che comprenda Gaza e la Cisgiordania, con capitale a Gerusalemme est”.

La bozza ricorda che l`Unione Europea “non ha mai riconosciuto l`annessione di Gerusalemme est” ed afferma che per giungere ad una vera pace bisogna trovare una strada verso Gerusalemme capitale di due stati.

Nel documento realmente adottato l`8 dicembre scorso alla fine é scomparso il riferimento a Gerusalemme est capitale dello stato palestinese, ma è rimasto quello a Gerusalemme capitale di due stati anche se si menziona, contrariamente alla proposta iniziale, di arrivare a questa soluzione attraverso negoziati. Quindi possiamo dire che i capi delle 27 democrazie europee hanno davvero sentenziato la divisione di Gerusalemme in due suscitando giubilo nel Presidente dei Territori Palestinesi Salam Fayyad il quale vi ha letto il riconoscimento alla auto-determinazione dello stato palestinese con capitale a Gerusalemme est.

Il Consiglio europeo intima poi a Israele di abbandonare i territori occupati, specialmente a Gerusalemme est ed in Cisgiordania e ribadisce fermamente di non aver mai riconosciuto l´occupazione di Gerusalemme est.

Insomma le conclusioni dei 27 sono piuttosto dure nei confronti dello stato israeliano e generano preoccupazione in Israele ed in tutti colori che gli sono amici. È evidente infatti che delle parole così categoriche che condannano l`operato dello stato ebraico rischiano di essere lette in luce anti-semita dai paesi arabi che non aspettano altro. Una dichiarazione come quella appena approvata sembra proprio presentare su un piatto d`argento agli islamici la giustificazione per altri attacchi.

L`architettura di questa presa di posizione é opera della Svezia e del suo ministro degli esteri Carl Bildt, lo stesso che si rifiutò di dissociarsi dall`articolo del quotidiano svedese Aftonbladet per il quale i soldati israeliani uccidono i palestinesi per commerciare i loro organi. La pubblicazione di quell`articolo ed il rifiuto di Bildt di accogliere la richiesta di Israele e condannare esplicitamente la notizia come calunniosa portò lo scorso settembre ad un gelo nelle relazioni diplomatiche dei due paesi, tanto che lo stesso Bildt annullò il proprio viaggio in Israele per timore di una fredda accoglienza.

L`iniziativa svedese é stata seguita da vicino dall`ambasciatore israeliano presso l`Unione europea, Ran Kuriel, secondo il quale Gran Bretagna e Francia sostengono Stoccolma, mentre Germania, Spagna e Italia sono restii a schierarsi apertamente con Israele. Secondo il ministro degli esteri israeliano, la Svezia porta avanti un`esplicita “linea anti-israeliana” che renderà “irrilevante” la posizione europea nel processo di pace. Per quanto riguarda l`Italia, il ministro degli Esteri Frattini ha dichiarato che ogni iniziativa unilaterale é sbagliata, specificando che una proclamazione unilaterale dello stato palestinese precluderebbe i negoziati con Israele. Di fronte però alla domanda riguardante Gerusalemme divisa in due il ministro si é limitato a dire che non sono decisioni che spettano all`Europa. Purtroppo però  l`Europa si è pronunciata lo stesso.

Intellettuali ebrei sono insorti dopo questa dichiarazione. Fiamma Nirenstein ha scritto sul Giornale sostenendo che la scelta di dividere Gerusalemme, se non accompagnata da una quantità di cautele, di garanzie di sicurezza e religiose, dalla delicatissima gestione del Monte del tempio e di tutta una serie di altri siti, porterebbe a grandi disastri, addirittura alla guerra permanente. Secondo la nota scrittrice la gestione liberale di una città policulturale come Gerusalemme da parte di uno stato con la Sharia sarebbe alquanto difficile anche solo da immaginare. Per gli israeliani questo impedirebbe per chissà quanto tempo la ripresa di seri colloqui di pace. Non possiamo non ricordarci che già a Camp David Ehud Barak aveva diviso Gerusalemme con Arafat causando il peggior scontro fra israeliani e palestinesi, quello dell`Intifada e del terrorismo suicida. Per Fiamma Nirenstein la divisione di Gerusalemme creerebbe un`eccitazione micidiale nel mondo islamico estremista, che vi vedrebbe un richiamo alla battaglia definitiva. Ed Israele non accetterà mai di dividere la sua capitale. Gerusalemme ha 750.000 abitanti, di cui due terzi ebrei: senza garanzie non vogliono ovviamente trovarsi a vivere con i nemici accanto. La scrittrice ebraica ci ricorda poi che la capitale Gerusalemme  rappresenta per gli ebrei la loro stessa identità, la identificazione con la Bibbia, con la grande storia del re David, con la gloria del Primo e del Secondo Tempio, con la sopravvivenza nelle guerre dal 1948 in poi. Gli arabi avevano sempre riconosciuto questa primogenitura nonostante l`importanza per l`Islam della città e delle moschee che sorgono sul Monte del tempio e che sono nella religione musulmana il luogo da cui Maometto volò in cielo. Fu Arafat che negò le radici ebraiche di Gerusalemme.

Resta da vedere adesso che seguito avrà questa decisione del Consiglio europeo, intanto per il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat Gerusalemme rimane “la capitale del popolo ebraico da tremila anni e deve restare una città unificata, proprio come Berlino”.

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