Etica del lavoro e dignità della persona umana

L`etica del lavoro: le dichiarazioni del ministro Brunetta ci costringono a riflettere sul significato che assume oggi l`etica del lavoro in relazione alla dignità della persona umana.

 Le recenti dichiarazioni del ministro Brunetta sono spunto per una riflessione sul concetto di etica del lavoro. E sì, perché offrire cinquecento euro al mese per aiutare i giovani ad andarsene di casa é una proposta in contraddizione con il concetto stesso di lavoro e della sua dignità.

Possiamo definire il lavoro come il contributo personale di ciascuno di noi al benessere economico comune, in cambio di un` adeguata partecipazione a questo benessere. Nella Bibbia non c`è nessuna retorica del lavoro, nessun occultamento della reale durezza delle condizioni materiali e sociali del lavoro. La dignità del lavoratore in quanto tale è la dignità del lavoro, come un`attività appartenente alla vocazione di ogni persona, poiché l`uomo si esprime e si realizza nella sua attività di lavoro. Come persona l`uomo é il soggetto del lavoro e, indipendentemente da quale sia l`oggetto della sua attività, questa deve servire alla realizzazione della sua umanità. Il lavoro si misura in primo luogo col metro della dignità dell`uomo che lo realizza e ha ugualmente per finalità il bene dell`uomo stesso. Questi concetti si inseriscono all`interno del concetto stesso di etica del lavoro, cioè nella comprensione del fatto che lavorare è bene per l`uomo e per l`umanità e che non esistono lavori non degni o degradanti se compiuti per il bene di se stessi e della società. Non è affatto un discorso banale se pensiamo alla disoccupazione imperante nei nostri paesi europei. Oggi parliamo tanto di mancanza di posti di lavoro, ma ci riferiamo a penuria di posti di lavoro qualificati, perché di non qualificati ce ne sono moltissimi che lasciamo svolgere agli immigrati e che agli italiani non piacciono. Provate a cercare una tata o una domestica italiana che lavori in una famiglia, lungo orario, facendo le faccende domestiche e prendendosi cura dei bambini. Non la troverete mai, neppure a pagarla oro. Eppure quante nonne ci sono che potrebbero benissimo integrare la propria pensione stirando qualche lenzuola in più e leggendo qualche fiaba a nipotini acquisiti. Invece no, dobbiamo sempre ricorrere alle straniere che non parlano la nostra lingua e che insegnano ai nostri figli miscugli improbabili di tagallo-inglese-italiano.

Oppure le ragazze studentesse che per pagarsi l`università fanno le baby-sitter pomeridiane? Dove sono finite? Anche qui vuoto e buio totale. Eppure un tempo c`era una cultura del lavoro come diritto, ma anche come dovere. Chi non riusciva a mantenere la propria famiglia con un impiego ne cercava anche un secondo, i ragazzi scaricavano le cassette di frutta ai mercati generali per cercare di guadagnare qualche soldo, altro che ricevere cinquecento euro dallo stato. Oggi questa etica del lavoro è cambiata, oggi c`è una pretesa di ricevere soldi ed aiuti che non si confà all´atteggiamento etico che l`uomo dovrebbe avere verso il lavoro e che dipende innanzitutto dalla sua relazione con Dio. Infatti, se per un amore disordinato verso se stessi e per affermare la propria libertà l`uomo disconosce la verità e respinge Dio, perseguirà senza limiti il proprio interesse, non rispettando i diritti degli altri, cercando di massimizzare nel lavoro solo i frutti ed i proventi, cercando, ove possibile, di schivare ogni fatica ed ogni difficoltà. La prima e la più importante sfida di un`etica del lavoro si gioca, dunque, nel cuore dell`uomo. La dimensione di fatica e di sofferenza che accompagna spesso il lavoro umano diventa più accettabile e sopportabile se collegata al riconoscimento e alla gratitudine nei confronti di Dio creatore e al fatto di rendersi conto che, lavorando onestamente e con dignità, partecipiamo anche noi della sua dimensione creatrice. E qui va benissimo allora anche raccogliere pomodori nelle campagne, accudire bambini, stirare lenzuola e lavare pavimenti. Tutte mansioni considerate troppo umili oggi da buona parte degli italiani e , direi, degli europei in genere. Ecco allora che subentrano gli immigrati che crescono sempre di più, partendo dal basso e arrivando poco a poco a ricoprire posti di più alta responsabilità che noi italiani consideriamo nostri di diritto. Sì, abbiamo certamente il diritto di essere i primi a lavorare per il nostro paese, ma dobbiamo anche avere l`umiltà di cominciare dal primo scalino e non la superbia di pretendere subito un super lavoro per poi rimanere a casa di papà se non lo otteniamo.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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Ministro degli Esteri Europeo: ancora picche per l`Italia

Per la seconda volta dall`inizio della legislatura europea l`Italia si vede portare via un importante incarico istituzionale a Bruxelles.

 Le polemiche non si placano. Cinque giorni dopo la discussa nomina di Catherine Ashton a Ministro degli Esteri europeo, in Italia si leccano ancora le ferite. Eh sì, perché pare che qualcuno avesse veramente creduto alla possibilità di Massimo D´Alema di acchiappare finalmente un incarico importante e di ritornare così trionfalmente sulla scena politica. Ed invece non é stato così ed anche questa volta il nostro caro Massimo si è visto soffiare sotto il naso il bocconcino prelibato, facendo fare all`Italia la solita figura di ultima ruota del carro, ultima tra i potenti, ultima tra quelli che contano.

Ma a onor del vero dobbiamo dire che la figuraccia l`ha fatta più Berlusconi che D`Alema, montando tutta questa messinscena della candidatura del compagno Massimo al posto di Mister Pesc.

Adesso tutti accusano tutti: la vittoria, si sa, ha molti padri, ma la sconfitta é orfana ed improvvisamente non ci si ricorda più di chi fosse stata l`idea di sostenere questa candidatura. Nell`intervista di oggi a Repubblica Schulz accusa Berlusconi di non averlo mai formalmente candidato. Ad essere sinceri dobbiamo riconoscere che Berlusconi aveva a più riprese dichiarato di sostenerlo fino in fondo e di considerarlo un`ottima scelta per l`Europa, però forse si era dimenticato di dirlo anche agli altri capi di stato e di governo dei Ventisette. In ogni caso il problema non é lì. La vera questione é che, visto e considerato che il Presidente dell`Europa doveva essere un popolare espressione di un governo popolare, il Ministro degli Esteri doveva essere un socialista espressione di un governo socialista. Massimo D´Alema é sì un compagno, sostenuto però da un governo di centro-destra e questo probabilmente non é piaciuto ai suoi amichetti europei.

Diciamoci la verità, Schulz non avrebbe mai potuto sostenere davvero il candidato di Berlusconi e regalare così al suo governo una vittoria di questa portata. La candidatura di Massimo D`Alema é stata giocata male in partenza, forse non era neanche da giocare, non si capisce chi ha voluto fare uno sgarbo a chi. Il risultato di tutta questa vicenda é che perdendo il posto di Ministro degli Esteri l`Italia ha fatto una figuraccia, Berlusconi ha visto nuovamente sconfitto il proprio governo -dopo la mancata elezione di Mario Mauro a Presidente del Parlamento Europeo- e Massimo D`Alema ha collezionato un`altra delusione. Ci ricordiamo purtroppo quando nel 2006  gli avevano fatto credere che aveva delle possibilità per essere eletto Presidente della Repubblica. Anche quella volta non fu un bello scherzo. Decisamente non devono amarlo molto,Massimo, i suoi amici. O forse é stato semplicemente sfortunato, l`uomo sbagliato al momento sbagliato, chissà, la storia lo dirà.

Se Berlusconi ha voluto fargli lo sgambetto non si é reso conto però di aver danneggiato anche se stesso e la propria immagine all`estero. Già con Mario Mauro, all`inizio della nuova legislatura europea i giochi sono stati condotti proprio male. Tanto per cominciare la nomina di Presidente del Parlamento Europeo toccava ad uno dei dieci nuovi paesi, con ogni probabilità un paese dell`Est Europa. Era chiaro che non c`era posto questa volta per le grandi potenze occidentali. Era ovvio che, di fronte alla candidatura di un paese come la Polonia, la Germania avrebbe dovuto appoggiarla -per più che note questioni storiche-. Senza poi togliere nulla alla esperienza  e conoscenza delle istituzioni europee dell`amico Mauro, alla sua innata capacità politica e profonda cultura, dobbiamo però dire che il profilo del polacco Buzek era decisamente superiore o semplicemente più adatto a ricoprire questo ruolo. Ricordiamo che Jerzy Buzek é stato Primo Ministro della Polonia e durante la sua presidenza l`ha fatta entrare nella Nato ed ha preparato il paese all`adesione all`Unione Europea. Prima di questo é stato sindacalista di Solidarnosc in maniera clandestina fino al 1989 e dopo ne ha presieduto il Congresso. Insomma, la partita era già vinta in partenza e l`ostinazione di Berlusconi che fino all`ultimo momento non ha permesso che Mario Mauro ritirasse la sua candidatura non ha fatto altro che ricoprire di ridicolo l`Italia e lasciare Mauro a bocca asciutta. Se avesse condotto meglio i giochi, forse avrebbe potuto negoziare qualcosa anche per l`Italia, mentre così ce ne siamo tornati a casa con le pive nel sacco.

Due sconfitte quindi per l`Italia, entrambe ad opera di Berlusconi. Due battaglie perse a prima vista simili, ma in realtà diverse. La prima per orgoglio, per non voler fare un passo indietro, la seconda per non rendersi conto che non toccava a lui, Berlusconi, a capo di un governo di centro-destra, fare il nome del Ministro degli Esteri Europeo. Risultato: perdita di credibilità per l`Italia. Non ci resta che affidarci per il futuro all`operato del nostro Commissario che, pare rimarrà Tajani. La sua candidatura era ovviamente in bilico nel caso fosse stato eletto D`Alema, perché ogni paese membro può avere un solo rappresentante nel “governo” europeo. Fuori D`Alema quindi, dentro Tajani.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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Il Consiglio dell`Unione Europea dichiara: Gerusalemme capitale di due stati.

 

Israele ha rischiato di vedersi scippare la capitale Gerusalemme dopo un Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso 8 dicembre. L`iniziativa è partita dalla presidenza svedese che ha elaborato una bozza di testo che implica il riconoscimento europeo ad una futura proclamazione unilaterale dello stato palestinese con capitale Gerusalemme Est.

Il testo della bozza è stato pubblicato dall´edizione online del quotidiano israeliano Haaretz. Il documento esorta all`immediata ripresa dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi con l`obiettivo di arrivare “ad  uno stato palestinese indipendente, democratico, autosufficiente, con un territorio contiguo, che comprenda Gaza e la Cisgiordania, con capitale a Gerusalemme est”.

La bozza ricorda che l`Unione Europea “non ha mai riconosciuto l`annessione di Gerusalemme est” ed afferma che per giungere ad una vera pace bisogna trovare una strada verso Gerusalemme capitale di due stati.

Nel documento realmente adottato l`8 dicembre scorso alla fine é scomparso il riferimento a Gerusalemme est capitale dello stato palestinese, ma è rimasto quello a Gerusalemme capitale di due stati anche se si menziona, contrariamente alla proposta iniziale, di arrivare a questa soluzione attraverso negoziati. Quindi possiamo dire che i capi delle 27 democrazie europee hanno davvero sentenziato la divisione di Gerusalemme in due suscitando giubilo nel Presidente dei Territori Palestinesi Salam Fayyad il quale vi ha letto il riconoscimento alla auto-determinazione dello stato palestinese con capitale a Gerusalemme est.

Il Consiglio europeo intima poi a Israele di abbandonare i territori occupati, specialmente a Gerusalemme est ed in Cisgiordania e ribadisce fermamente di non aver mai riconosciuto l´occupazione di Gerusalemme est.

Insomma le conclusioni dei 27 sono piuttosto dure nei confronti dello stato israeliano e generano preoccupazione in Israele ed in tutti colori che gli sono amici. È evidente infatti che delle parole così categoriche che condannano l`operato dello stato ebraico rischiano di essere lette in luce anti-semita dai paesi arabi che non aspettano altro. Una dichiarazione come quella appena approvata sembra proprio presentare su un piatto d`argento agli islamici la giustificazione per altri attacchi.

L`architettura di questa presa di posizione é opera della Svezia e del suo ministro degli esteri Carl Bildt, lo stesso che si rifiutò di dissociarsi dall`articolo del quotidiano svedese Aftonbladet per il quale i soldati israeliani uccidono i palestinesi per commerciare i loro organi. La pubblicazione di quell`articolo ed il rifiuto di Bildt di accogliere la richiesta di Israele e condannare esplicitamente la notizia come calunniosa portò lo scorso settembre ad un gelo nelle relazioni diplomatiche dei due paesi, tanto che lo stesso Bildt annullò il proprio viaggio in Israele per timore di una fredda accoglienza.

L`iniziativa svedese é stata seguita da vicino dall`ambasciatore israeliano presso l`Unione europea, Ran Kuriel, secondo il quale Gran Bretagna e Francia sostengono Stoccolma, mentre Germania, Spagna e Italia sono restii a schierarsi apertamente con Israele. Secondo il ministro degli esteri israeliano, la Svezia porta avanti un`esplicita “linea anti-israeliana” che renderà “irrilevante” la posizione europea nel processo di pace. Per quanto riguarda l`Italia, il ministro degli Esteri Frattini ha dichiarato che ogni iniziativa unilaterale é sbagliata, specificando che una proclamazione unilaterale dello stato palestinese precluderebbe i negoziati con Israele. Di fronte però alla domanda riguardante Gerusalemme divisa in due il ministro si é limitato a dire che non sono decisioni che spettano all`Europa. Purtroppo però  l`Europa si è pronunciata lo stesso.

Intellettuali ebrei sono insorti dopo questa dichiarazione. Fiamma Nirenstein ha scritto sul Giornale sostenendo che la scelta di dividere Gerusalemme, se non accompagnata da una quantità di cautele, di garanzie di sicurezza e religiose, dalla delicatissima gestione del Monte del tempio e di tutta una serie di altri siti, porterebbe a grandi disastri, addirittura alla guerra permanente. Secondo la nota scrittrice la gestione liberale di una città policulturale come Gerusalemme da parte di uno stato con la Sharia sarebbe alquanto difficile anche solo da immaginare. Per gli israeliani questo impedirebbe per chissà quanto tempo la ripresa di seri colloqui di pace. Non possiamo non ricordarci che già a Camp David Ehud Barak aveva diviso Gerusalemme con Arafat causando il peggior scontro fra israeliani e palestinesi, quello dell`Intifada e del terrorismo suicida. Per Fiamma Nirenstein la divisione di Gerusalemme creerebbe un`eccitazione micidiale nel mondo islamico estremista, che vi vedrebbe un richiamo alla battaglia definitiva. Ed Israele non accetterà mai di dividere la sua capitale. Gerusalemme ha 750.000 abitanti, di cui due terzi ebrei: senza garanzie non vogliono ovviamente trovarsi a vivere con i nemici accanto. La scrittrice ebraica ci ricorda poi che la capitale Gerusalemme  rappresenta per gli ebrei la loro stessa identità, la identificazione con la Bibbia, con la grande storia del re David, con la gloria del Primo e del Secondo Tempio, con la sopravvivenza nelle guerre dal 1948 in poi. Gli arabi avevano sempre riconosciuto questa primogenitura nonostante l`importanza per l`Islam della città e delle moschee che sorgono sul Monte del tempio e che sono nella religione musulmana il luogo da cui Maometto volò in cielo. Fu Arafat che negò le radici ebraiche di Gerusalemme.

Resta da vedere adesso che seguito avrà questa decisione del Consiglio europeo, intanto per il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat Gerusalemme rimane “la capitale del popolo ebraico da tremila anni e deve restare una città unificata, proprio come Berlino”.

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IL crocifisso è uno dei simboli della nostra storia e della nostra identità: l`Italia fa ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo.

di Benedetta Buttiglione Salazar

Vedremo come andrà a finire, intanto la storia del crocifisso è più aperta che mai, perchè la cristianità rappresenta le radici della nostra cultura, quello che siamo noi oggi.

 La storia del crocifisso tolto dalle aule italiane da una sentenza della corte di Strasburgo nello scorso novembre non é, per fortuna, ancora finita. Infatti il governo italiano ha deciso di fare ricorso alla Grande Camera per il riesame della decisione del 3 novembre 2009 (caso Lautsi contro Italia) con cui la Corte Europea dei diritti dell`uomo ha ritenuto che l`esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica costituisce violazione dell`articolo 2, Protocollo 1, della Convenzione Europea dei diritti dell`uomo (diritto all`istruzione), insieme all`articolo 9 che tutela la libertà di pensiero, coscienza e religione.

Chissà perché la corte di Strasburgo ha ritenuto che il fatto che un crocifisso sia esposto in un`aula crei difficoltà di apprendimento agli studenti, in particolar modo a quelli non cristiani. Davvero incomprensibile, probabilmente se in classe a scuola avessimo avuto un bel Buddha di giada, al posto di un Cristo, lo avremmo forse guardato con curiosità all`inizio, avremmo forse commentato la sua stazza, ma poi le lezioni sarebbero continuate in modo regolare. Per chi non crede in lui sarebbe stato un oggetto come un altro e nessuno avrebbe fatto tanto scalpore. Invece no, dato che non stiamo parlando di Buddha, ma di un crocifisso, simbolo della religione a cui appartiene la stra-grande maggioranza degli italiani, allora lo scalpore vale la pena di farlo e vediamo se riusciamo a toglierlo dal muro prima e dalle coscienze poi.

Così deve aver pensato la nordica signora Lautsi che non aveva però fatto i conti con il fatto che l`Italia rimane davvero un paese cattolico, almeno nelle forme, ed il nostro governo non c´é stato a farsi mettere i piedi in testa dalla Corte di Strasburgo, perciò, ecco qui il ricorso. Con esso il Governo italiano ha dubitato della decisione, come corretta interpretazione ed applicazione della Convenzione, proprio a causa della libertà riconosciuta dalla giurisprudenza europea alla regolamentazione nazionale sulle questioni religiose. È stata rilevata l`inesistenza di una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato e la sentenza è stata considerata contrastante addirittura con una stessa sentenza della Corte nel novembre del 2005 (Leyla Sahin contro Turchia, 10 novembre 2005). Il Governo ha sottolineato che, la tesi accolta dalla Corte, secondo cui l`esposizione del crocifisso in aula può rivelarsi incoraggiante per alcuni allievi che a quella religione aderiscono, ma “inquietante” per allievi che professano altre religioni o che non ne professano alcuna, finisce per riconoscere un diritto alla protezione di sensibilità più o meno soggettive con relativa, grave incertezza giuridica. Nella presentazione del dossier il Governo ha scritto: “Il crocifisso è uno dei simboli della nostra storia e della nostra identità. La cristianità rappresenta le radici della nostra cultura, quello che oggi siamo”.

“L`esposizione del crocifisso nelle scuole non deve essere vista tanto per il significato religioso quanto in riferimento alla storia e alla tradizione dell`Italia. La presenza del crocifisso in classe rimanda quindi ad un messaggio morale che trascende i valori laici e non lede la libertà di aderire o non aderire ad alcuna religione.”

“Cultura, tradizione, storia e identità sono queste le parole chiave per spiegare e reinterpretare la sentenza della Corte europea dei diritti dell`uomo che chiama in causa il governo italiano per l`esposizione del crocifisso nelle scuole.” Per concludere il Governo ricorda che il crocifisso è addirittura incluso nell`arredo delle aule secondo norme contenute in un decreto legislativo del 1994.

Vedremo come finirà la battaglia, è comunque già importante che il caso si sia riaperto, anche se forse l`eventuale ripristino del crocifisso al suo posto non susciterà lo stesso scalpore della sua eliminazione.

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Messico: la democrazia continua a vincere

Sei anni dopo la storica svolta democratica avvenuta nell’estate del 2000, Il Messico torna a votare.

Domenica 2 luglio ha votato quasi il 60% dei 71 milioni di messicani aventi diritto, una affluenza straordinaria per il paese.

Alla chiusura delle urne, secondo il moderno sistema di conteggio rapido dei voti, i due candidati favoriti sono risultati praticamente testa a testa: 37, 37% l’esponente del partito al governo, Partito Azione Nazionale, Felipe Calderon Hinojosa, di destra moderata e 36,23% Andres Manuel Lopez Obrador , del Partito della Rivoluzione Democratica, di sinistra, ex sindaco di Città del Messico.

I risultati definitivi si avranno solo mercoledi’, ma sembra già profilarsi una situazione simile a quella vissuta in Germania ed in Italia, in cui si dovrà conteggiare fino all’ultimo voto per poter essere certi del risultato.

L’unica nota evidente è la disfatta totale del Partito Rivoluzionario Istituzionale che per 71 anni ha governato il paese con il pugno di ferro, fino alle prime elezioni democratiche nel luglio 2000. Il suo candidato, Roberto Madrazo sta raccogliendo, per ora, solo il voto duro di partito, che corrisponde più o meno al 20% dei suffragi.

In Messico non esiste ballottaggio e si puo’ essere eletti presidente con la maggioranza semplice dei voti.

Per la prima volta nella storia hanno potuto votare anche i messicani all’estero, che solo negli Stati Uniti sono più di 10 milioni e le loro preferenze sono andate in massima parte a Felipe Calderon.

Le elezioni si sono svolte in un clima complessivamente sereno e si sono registrati pochi incidenti elettorali, dovuti soprattutto al fatto che non erano state istallate per tempo tutte le cabine elettorali.

E’ inevitabile ripensare agli anni passati, in particolare al 2000, quando le frodi elettorali erano state organizzate su tutto il territorio nazionale.

Spesso la elezione del candidato designato dal presidente ancora in carica era lasciata alla fantasia e creatività del boss politico locale. Non era raro che in alcuni borghi più sperduti il nuovo presidente venisse eletto con il 110% dei voti, in segno di rispettoso omaggio.

Questa volta gli imbrogli sono stati contenuti, ma l’alta affluenza alle urne è il risultato del clima di preoccupazione che ha regnato negli ultimi sei mesi, durante la campagna elettorale più lunga, accanita e costosa della storia del Messico.

Felipe Calderon Hinojosa, nasce il 18 agosto del 1962 e con i suoi quasi 46 anni è uno dei candidati più giovani alla presidenza della Repubblica che il Messico abbia mai avuto. Laureato in giurisprudenza in Messico, si è specializzato in amministrazione pubblica ad Harvard ed in Economia all’ITAM, una delle più prestigiose università messicane.

Sposato con tre figli, è stato presidente del PAN , deputato e ministro dell’energia nel governo Fox.

Nel suo programma di governo ha affermato di voler cominciare a privatizzare in parte il settore energetico che, con il petrolio, rappresenta la principale risorsa produttiva ed una delle principali fonti di ricchezza del paese, fino ad oggi controllata esclusivamente dallo stato.

Andres Manuel Lopez Obrador nasce nel 1953 ed è tra i fondatori nel 1989 del Partito della Rivoluzione Democratica, una scissione del PRI, il Partito Rivoluzionario Istituzionale, al governo dal 1930.

Il PRD si colloca decisamente a sinistra, riunendo in una sola formazione politica tutti i piccoli partitini comunisti e socialisti dell’epoca.

Lopez Obrador è stato sindaco di Città di Messico dal 2000 al 2006 e la sua amministrazione è stata caratterizzata da un aumento sensibile del tasso di criminalità e di corruzione della città.

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Croci e delizie della famiglia Salazar

L’angoscia della morte

È arci-noto a tutti che il pensiero della morte è una delle prime angosce che attanagliano il piccolo cuore dei bambini. Comincia con i pianti per il dolore della separazione che avvertono a partire dagli 8 mesi circa, fino alle innumerevoli domande che cominciano a porre verso i 6 anni, direi. Libri e libri, manuali e manuali di psicologia, insieme a riviste femminili di ogni ordine e grado spiegano ai solerti genitori come porsi di fronte al problema per essere in grado di rispondere nel più rassicurante dei modi agli inevitabili interrogatori che prima o poi arriveranno.

Mi sentivo quindi preparatissima per affrontare il momento cruciale  e tranquillizzzare con serenità i miei pargoletti.

“Mamma, che ne sarà di noi se tu e papà morite domani?” chiese innocentemente Sofia in macchina mentre andavamo a scuola.

“Amore, niente, non ti devi preoccupare, a parte il fatto che c’è un’alta probabilità che nè papà nè io moriremo domani, immagino che andrete a vivere con i nonni.”

“Ah…ok…ma se poi muoiono anche i nonni?”

“Allora andrete a vivere con Nanci o Chiara”

“A Roma?”

“Certo amore, a Roma”

“E andremo a scuola in italiano?”

“Sì”, confermai con dolcezza

“YUPPI!!!!!!!” gridarono all’unisono le 4 belvette che trasportavo ad una scuola olandese.

Mini-club

Correva l’anno del Signore 2007, era il mese di aprile e Carolina sarebbe nata di lì a molto poco. Con terrore vedevo avvicinarsi le due settimane di vacanze pasquali che la scuola belga malignamente concede ai bambini, a danno dei genitori. Decidemmo perciò di iscrivere i tre  piccoli Salazar ad un Mini-club dove avrebbero trascorso un po’ di tempo giocando ed il resto della giornata annoiandosi a morte. In compenso lo pagavamo carissimo.

“Ragazzi, fantastico! Oggi niente scuola, si va tutti al Mini-club!” attacco con un falso entusiasmo che non inganna nessuno.

“Bleah…! Che cos’ è? Io non ci voglio andare!” “neanch’io!” “neanch’io!”

“Ma ragazzi, se non sapete neanche di che si tratta, si gioca, si disegna, si fa un po’ di ginnastica!”

“Bleah! Bleah! Bleah!”

“OK, adesso basta, giacche e scarpe, fuori e non si discute.”

Si dava il caso che proprio in quei giorni avevamo assunto la nostra prima filippina fissa, una ragazza che sembrava tanto carina, di nome Emelisa.

L’avevamo presentata il primo giorno ai bambini e poi eravamo partiti per il famoso Mini-club.

Due o tre giorni dopo, tornando a casa la sera trovo Kiko ai piedi delle scale che grida a squarciagola: “mini-club! Mini-club!”.

Mi guardo intorno, non vedo niente o nessuno a cui Kiko potesse fare riferimento.

“Mini-club! Mini-club!” Kiko continuava sconsolato.

“Oddio, é impazzito” penso subito.

“Kiko amore, ma cosa gridi?”

“Chiamo Mini-club, ma non viene!”

Ci misi almeno 30 secondi per rendermi conto che aveva confuso le due novità avvenute lo stesso giorno e stava perciò chiamando, secondo lui, la filippina.

Religione

Temo sempre moltissimo i tragitti in macchina per e dalla scuola in cui i piccoli Salazar approfittano per farmi le domande più difficili. Non so, forse il tepore della macchina riscaldata dal respiro di tutti e 5, mentre fuori piove e la visibilità è pari quasi a zero induce i bambini alla riflessione .

“Mamma, tu conosci Jesus Christ?”

“Chi?….BEEP!!! Ma guarda questo come guida! Non si vede un tubo…”

“Mamma…sì…Jesius le Christ, le fils de Dieu….tu lo conosci?”

“AH…sì… ecco….intendi….personalmente?, beh, ecco, so chi è, ma non l’ho ancora conosciuto di persona.”

Lezione di catechismo

“Il Paradiso è chiuso” ci annuncia spensieratamente Kiko mentre siamo tutti e 7 pigiati in macchina una domenica mattina diretti a Messa.

Prima che potessi provare a ribattere a questa affermazione che ritenevo piuttosto disperata ed intavolassi un dibattito sulla grandezza della misericordia divina, Sofia chiese improvvisamente interessata:

“maddai! E tu come lo sai?”

“beh ecco, perchè c’erano Adam ed Eva nel giardino pieno di frutta, potevano mangiare tutto quello che volevano tranne le mele, ma poi arriva un serpente..”

“ma non era un serpente…c’était le diable!” corregge Sofia saputella.

“sì, le diable, dice a Eva che possono mangiare anche le mele, allora le mangiano, arriva Dio e si arrabbia e chiude il Paradiso.”

“ ma perché? Solo perchè avevano mangiato delle mele? Ma non ti sembra un po’ esagerato?”

“beh…effettivamente sì….solo per delle mele….”

Fisiognomica

Fin da piccolissimi i piccoli Salazar hanno avuto una spiccatissima capacità di osservazione, riuscendo a cogliere anche i minimi dettagli di un vasto insieme. Il pediatra mi aveva detto che crescendo la avrebbero perduta e così forse è stato per tutti, ma non per Kiko.

“Mamma, come nascono i bambini?”

“O mio Dio” pensai subito dentro di me “ ecco arrivato il momento a cui però non sono ancora preparata, secondo i miei studi non arriva a soli 5 anni, Santo Cielo ho un figlio precoce e non so cosa rispondere….prendi tempo, prendi tempo.”

“mmmhhh….in che senso amore mio?”

“Sì, come nascono…che forma hanno quando nascono?”

“Ahh!!” ricominciai a respirare normalmente “beh..ecco, come te, come le tue sorelle, come Mariana per esempio.”

“Ma la testa…che forma ha la testa quando nasciamo?”

“Ma amore…che vuol dire che forma?” chiesi ottusamente.

“Sì…ronde per esempio!”

“Ah ecco, certo, i bambini quando nascono hanno la testa rotonda.”

“Tutti?”

“Sì, amore, tutti” confermai con un sorriso

“Anche tu?”

“Certo, amore, anche io.”

“E allora a te quand’ è che è diventata così …come un uovo?”

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Una mamma dei giorni nostri

Mamma, moglie, giornalista, appassionata di cucina e arredamento, politica europea ed internazionale, adora i cani ed i bambini, va pazza per la Nutella e la cioccolata, ama leggere e odia la palestra. Questa sono io e molto altro anche. Sono italiana e messicana, ho 35 anni, 1 marito, 5 figli, 1 lavoro e 1 Kenwood Cooking Chef che vive con noi. Mi mancano 2 cani e 1 gatto. I miei figli parlano 5 lingue, ma nessuna correttamente, la mia ultimogenita ha 15 mesi e non vuole camminare, ma me la terrò lo stesso. Scrivo questo blog perchè ho voglia di raccontare tante cose che accadono ogni giorno e che poi mi dimentico e che invece vorrei ricordare. Scrivo per non perdere per strada la mia storia, la nostra storia. Scrivo principalmente per me, poi per i miei figli, poi per tutte le persone che possono riconoscersi nella mia esperienza, umanissima, di mamma giovane che a volte non sa proprio come fare, di moglie che a volte vorrebbe scappare, di giornalista che a volte vorrebbe lavorare. Ecco, questo blog è dedicato alle mamme che vogliono continuare ad essere giovani e spensierate e che devono essere però anche mature e responsabili. È una sfida.

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