Negato a Israele il suo essere ebraico

Lo scorso 7 dicembre é apparso sul Financial Times un articolo di Tony Judt che sostanzialmente nega l`ebraicità dello Stato di Israele o, come scrive lui in inglese, the Jewishness. Jodt si dice d`accordo con le teorie espresse dallo storico ebreo Shlomo Sand nel suo libro “L`Invenzione del popolo ebraico” in cui sostanzialmente asserisce che lo Stato di Israele non è la vera nazione degli ebrei e non ha quindi diritto di esistere in quanto patria ebraica, ma semplicemente in quanto stato degli israeliani.

Quest`affermazione può sembrare una semplice sottigliezza, ma non lo è. Infatti nel momento in cui si nega che lo Stato di Israele esiste in quanto patria ebraica che quindi deve appartenere agli ebrei – un popolo che si riconosce in una religione specifica, che ha come sua essenza l`ebraicità appunto,cioè l`essere ebreo, in quel momento si apre la possibilità all`esistenza domani di un Israele islamico conquistato dagli arabi. Negare che Israele esiste perché è la patria di tutti gli ebrei erranti, scacciati prima dai Romani e poi perseguitati nei secoli fino alla tragedia dell`Olocausto, significa prepararsi a giustificare la conquista di Israele da parte degli islamici. Le affermazioni del professor Sand suonano quindi gravemente inquietanti. Lo scrittore nega che gli ebrei occupassero all`inizio la Palestina come coloni e quindi nega loro il diritto a ritornarvi. Israele non ha diritto ad esistere e ad appartenere agli ebrei perché un tempo ne furono scacciati, ma solo come entità geografica e politica. Israele agli israeliani così come la Svezia agli svedesi, l`Egitto agli egiziani senza che si parli si “svezietà” o “egizietà”. Svezia ed Egitto sono riconosciuti come attori internazionali, con tutti i diritti e lo status, semplicemente in virtù della loro esistenza e della loro capacità di mantenere e proteggere loro stessi. Gli stati esistono o non esistono, punto. Per Sand la sopravvivenza di Israele non è quindi legata alle “storielle” che gli israeliani raccontano sulle loro origini etniche. Per Jodt, che riprende Sand, continuare ad insistere su queste origini finirà per rappresentare un handicap importante. Intanto perché i cittadini di Israele che non sono ebrei verrebbero considerati cittadini di seconda categoria: i musulmani ed i cristiani verrebbero emarginati secondo Jodt. Nell`opera di Sand si deduce che per lo scrittore Israele farebbe meglio a considerarsi come Israele e basta. Addirittura considera “perversa” l`insistenza ebraica di identificare l`ebraicità universale con un piccolo pezzo di terra. Ed è a causa di questa perversità che non si riesce a risolvere la questione arabo-israeliana. Probabilmente, afferma Jodt, il professor Sand vedrebbe bene la creazione di un solo stato arabo-israeliano e non quindi la soluzione dei due stati. È chiaro per noi che questo vorrebbe dire dopo pochissimo un solo stato arabo con la eliminazione di tutti gli ebrei e la distruzione dello Stato di Israele. Jodt suggerisce quindi nel suo articolo che gli ebrei d`America e quelli europei prendano le distanze da Israele, smettendo di aiutarlo, di finanziarlo e rendendo noto a tutti che non lo considerano il loro stato o la loro patria. Insomma secondo Jodt gli ebrei del mondo dovrebbero smettere di considerare Israele la propria patria, dovrebbero in un certo qual modo rinnegare le proprie origini. Ed anche il governo americano dovrebbe smetterla di dare tanta importanza ad uno stato così piccolo ed insignificante. Questo sarebbe lo scenario migliore che si prospetterebbe per Israele, lo obbligherebbe a riconoscere i propri limiti e lo condurrebbe a cercare di intrattenere relazioni più amichevoli con i suoi vicini. Follia pura, l`articolo di Tony Jodt rappresenta la condanna a morte dello Stato di Israele, con la complicità dell`ebreo Shlomo Sand.Per concludere Jodt vorrebbe stabilire una distinzione naturale tra chi è ebreo, ma cittadino di altri paesi e gli Israeliani che sono poi anche ebrei. La pubblicazione nel Financial Time di questo articolo così chiaramente polemico nei confronti degli ebrei e di Israele ha scatenato ovviamente una bufera di commenti. Quello che forse Jodt non ha ben compreso è che gli ebrei da sempre si sono identificati come una nazione, la nazionalità è parte integrante della loro religione. Nell`ebraismo religione e nazionalità sono inscindibilmente legate e non importa se gli ebrei di oggi non sono i discendenti biologici degli ebrei che abitarono la Palestina anticamente. Quello che conta è che ne sono gli eredi culturali e che si considerano parte della nazione ebraica. In questo senso il Sionismo non ha inventato nulla, ma ha semplicemente tradotto in un nuovo linguaggio antiche credenze. Quindi gli ebrei in America non possono dissociarsi dal destino degli ebrei in Israele, il senso di appartenenza e di solidarietà essendo troppo forte e radicato nelle coscienze e nell`essere stesso di questo popolo. Inoltre la relazione tra i cittadini che vivono nella madrepatria e coloro che invece sono all`estero è sempre molto complessa e delicata, ancora di più se consideriamo il vincolo della religione.

Benedetta Buttiglione Salazar

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