Il Consiglio dell`Unione Europea dichiara: Gerusalemme capitale di due stati.

 

Israele ha rischiato di vedersi scippare la capitale Gerusalemme dopo un Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso 8 dicembre. L`iniziativa è partita dalla presidenza svedese che ha elaborato una bozza di testo che implica il riconoscimento europeo ad una futura proclamazione unilaterale dello stato palestinese con capitale Gerusalemme Est.

Il testo della bozza è stato pubblicato dall´edizione online del quotidiano israeliano Haaretz. Il documento esorta all`immediata ripresa dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi con l`obiettivo di arrivare “ad  uno stato palestinese indipendente, democratico, autosufficiente, con un territorio contiguo, che comprenda Gaza e la Cisgiordania, con capitale a Gerusalemme est”.

La bozza ricorda che l`Unione Europea “non ha mai riconosciuto l`annessione di Gerusalemme est” ed afferma che per giungere ad una vera pace bisogna trovare una strada verso Gerusalemme capitale di due stati.

Nel documento realmente adottato l`8 dicembre scorso alla fine é scomparso il riferimento a Gerusalemme est capitale dello stato palestinese, ma è rimasto quello a Gerusalemme capitale di due stati anche se si menziona, contrariamente alla proposta iniziale, di arrivare a questa soluzione attraverso negoziati. Quindi possiamo dire che i capi delle 27 democrazie europee hanno davvero sentenziato la divisione di Gerusalemme in due suscitando giubilo nel Presidente dei Territori Palestinesi Salam Fayyad il quale vi ha letto il riconoscimento alla auto-determinazione dello stato palestinese con capitale a Gerusalemme est.

Il Consiglio europeo intima poi a Israele di abbandonare i territori occupati, specialmente a Gerusalemme est ed in Cisgiordania e ribadisce fermamente di non aver mai riconosciuto l´occupazione di Gerusalemme est.

Insomma le conclusioni dei 27 sono piuttosto dure nei confronti dello stato israeliano e generano preoccupazione in Israele ed in tutti colori che gli sono amici. È evidente infatti che delle parole così categoriche che condannano l`operato dello stato ebraico rischiano di essere lette in luce anti-semita dai paesi arabi che non aspettano altro. Una dichiarazione come quella appena approvata sembra proprio presentare su un piatto d`argento agli islamici la giustificazione per altri attacchi.

L`architettura di questa presa di posizione é opera della Svezia e del suo ministro degli esteri Carl Bildt, lo stesso che si rifiutò di dissociarsi dall`articolo del quotidiano svedese Aftonbladet per il quale i soldati israeliani uccidono i palestinesi per commerciare i loro organi. La pubblicazione di quell`articolo ed il rifiuto di Bildt di accogliere la richiesta di Israele e condannare esplicitamente la notizia come calunniosa portò lo scorso settembre ad un gelo nelle relazioni diplomatiche dei due paesi, tanto che lo stesso Bildt annullò il proprio viaggio in Israele per timore di una fredda accoglienza.

L`iniziativa svedese é stata seguita da vicino dall`ambasciatore israeliano presso l`Unione europea, Ran Kuriel, secondo il quale Gran Bretagna e Francia sostengono Stoccolma, mentre Germania, Spagna e Italia sono restii a schierarsi apertamente con Israele. Secondo il ministro degli esteri israeliano, la Svezia porta avanti un`esplicita “linea anti-israeliana” che renderà “irrilevante” la posizione europea nel processo di pace. Per quanto riguarda l`Italia, il ministro degli Esteri Frattini ha dichiarato che ogni iniziativa unilaterale é sbagliata, specificando che una proclamazione unilaterale dello stato palestinese precluderebbe i negoziati con Israele. Di fronte però alla domanda riguardante Gerusalemme divisa in due il ministro si é limitato a dire che non sono decisioni che spettano all`Europa. Purtroppo però  l`Europa si è pronunciata lo stesso.

Intellettuali ebrei sono insorti dopo questa dichiarazione. Fiamma Nirenstein ha scritto sul Giornale sostenendo che la scelta di dividere Gerusalemme, se non accompagnata da una quantità di cautele, di garanzie di sicurezza e religiose, dalla delicatissima gestione del Monte del tempio e di tutta una serie di altri siti, porterebbe a grandi disastri, addirittura alla guerra permanente. Secondo la nota scrittrice la gestione liberale di una città policulturale come Gerusalemme da parte di uno stato con la Sharia sarebbe alquanto difficile anche solo da immaginare. Per gli israeliani questo impedirebbe per chissà quanto tempo la ripresa di seri colloqui di pace. Non possiamo non ricordarci che già a Camp David Ehud Barak aveva diviso Gerusalemme con Arafat causando il peggior scontro fra israeliani e palestinesi, quello dell`Intifada e del terrorismo suicida. Per Fiamma Nirenstein la divisione di Gerusalemme creerebbe un`eccitazione micidiale nel mondo islamico estremista, che vi vedrebbe un richiamo alla battaglia definitiva. Ed Israele non accetterà mai di dividere la sua capitale. Gerusalemme ha 750.000 abitanti, di cui due terzi ebrei: senza garanzie non vogliono ovviamente trovarsi a vivere con i nemici accanto. La scrittrice ebraica ci ricorda poi che la capitale Gerusalemme  rappresenta per gli ebrei la loro stessa identità, la identificazione con la Bibbia, con la grande storia del re David, con la gloria del Primo e del Secondo Tempio, con la sopravvivenza nelle guerre dal 1948 in poi. Gli arabi avevano sempre riconosciuto questa primogenitura nonostante l`importanza per l`Islam della città e delle moschee che sorgono sul Monte del tempio e che sono nella religione musulmana il luogo da cui Maometto volò in cielo. Fu Arafat che negò le radici ebraiche di Gerusalemme.

Resta da vedere adesso che seguito avrà questa decisione del Consiglio europeo, intanto per il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat Gerusalemme rimane “la capitale del popolo ebraico da tremila anni e deve restare una città unificata, proprio come Berlino”.

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