Etica del lavoro e dignità della persona umana

L`etica del lavoro: le dichiarazioni del ministro Brunetta ci costringono a riflettere sul significato che assume oggi l`etica del lavoro in relazione alla dignità della persona umana.

 Le recenti dichiarazioni del ministro Brunetta sono spunto per una riflessione sul concetto di etica del lavoro. E sì, perché offrire cinquecento euro al mese per aiutare i giovani ad andarsene di casa é una proposta in contraddizione con il concetto stesso di lavoro e della sua dignità.

Possiamo definire il lavoro come il contributo personale di ciascuno di noi al benessere economico comune, in cambio di un` adeguata partecipazione a questo benessere. Nella Bibbia non c`è nessuna retorica del lavoro, nessun occultamento della reale durezza delle condizioni materiali e sociali del lavoro. La dignità del lavoratore in quanto tale è la dignità del lavoro, come un`attività appartenente alla vocazione di ogni persona, poiché l`uomo si esprime e si realizza nella sua attività di lavoro. Come persona l`uomo é il soggetto del lavoro e, indipendentemente da quale sia l`oggetto della sua attività, questa deve servire alla realizzazione della sua umanità. Il lavoro si misura in primo luogo col metro della dignità dell`uomo che lo realizza e ha ugualmente per finalità il bene dell`uomo stesso. Questi concetti si inseriscono all`interno del concetto stesso di etica del lavoro, cioè nella comprensione del fatto che lavorare è bene per l`uomo e per l`umanità e che non esistono lavori non degni o degradanti se compiuti per il bene di se stessi e della società. Non è affatto un discorso banale se pensiamo alla disoccupazione imperante nei nostri paesi europei. Oggi parliamo tanto di mancanza di posti di lavoro, ma ci riferiamo a penuria di posti di lavoro qualificati, perché di non qualificati ce ne sono moltissimi che lasciamo svolgere agli immigrati e che agli italiani non piacciono. Provate a cercare una tata o una domestica italiana che lavori in una famiglia, lungo orario, facendo le faccende domestiche e prendendosi cura dei bambini. Non la troverete mai, neppure a pagarla oro. Eppure quante nonne ci sono che potrebbero benissimo integrare la propria pensione stirando qualche lenzuola in più e leggendo qualche fiaba a nipotini acquisiti. Invece no, dobbiamo sempre ricorrere alle straniere che non parlano la nostra lingua e che insegnano ai nostri figli miscugli improbabili di tagallo-inglese-italiano.

Oppure le ragazze studentesse che per pagarsi l`università fanno le baby-sitter pomeridiane? Dove sono finite? Anche qui vuoto e buio totale. Eppure un tempo c`era una cultura del lavoro come diritto, ma anche come dovere. Chi non riusciva a mantenere la propria famiglia con un impiego ne cercava anche un secondo, i ragazzi scaricavano le cassette di frutta ai mercati generali per cercare di guadagnare qualche soldo, altro che ricevere cinquecento euro dallo stato. Oggi questa etica del lavoro è cambiata, oggi c`è una pretesa di ricevere soldi ed aiuti che non si confà all´atteggiamento etico che l`uomo dovrebbe avere verso il lavoro e che dipende innanzitutto dalla sua relazione con Dio. Infatti, se per un amore disordinato verso se stessi e per affermare la propria libertà l`uomo disconosce la verità e respinge Dio, perseguirà senza limiti il proprio interesse, non rispettando i diritti degli altri, cercando di massimizzare nel lavoro solo i frutti ed i proventi, cercando, ove possibile, di schivare ogni fatica ed ogni difficoltà. La prima e la più importante sfida di un`etica del lavoro si gioca, dunque, nel cuore dell`uomo. La dimensione di fatica e di sofferenza che accompagna spesso il lavoro umano diventa più accettabile e sopportabile se collegata al riconoscimento e alla gratitudine nei confronti di Dio creatore e al fatto di rendersi conto che, lavorando onestamente e con dignità, partecipiamo anche noi della sua dimensione creatrice. E qui va benissimo allora anche raccogliere pomodori nelle campagne, accudire bambini, stirare lenzuola e lavare pavimenti. Tutte mansioni considerate troppo umili oggi da buona parte degli italiani e , direi, degli europei in genere. Ecco allora che subentrano gli immigrati che crescono sempre di più, partendo dal basso e arrivando poco a poco a ricoprire posti di più alta responsabilità che noi italiani consideriamo nostri di diritto. Sì, abbiamo certamente il diritto di essere i primi a lavorare per il nostro paese, ma dobbiamo anche avere l`umiltà di cominciare dal primo scalino e non la superbia di pretendere subito un super lavoro per poi rimanere a casa di papà se non lo otteniamo.

 Benedetta Buttiglione Salazar

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