Archiviato il caso Englaro: non fu omicidio volontario

Oggi è stata scritta definitivamente la parola fine al famoso caso Englaro, ovvero all´ indagine per omicidio volontario sulla morte di Eluana Englaro che vedeva come indagato il padre Beppino ed i medici della casa di cura “La Quiete” che avevano sospeso l´alimentazione e l´idratazione ad Eluana conducendola così alla morte.

Il tribunale di Udine ha archiviato il caso, sostenendo che la morte di Eluana non é stata omicidio volontario, poiché lo stato vegetativo della donna era stato dichiarato ormai irreversibile e la morte é sopraggiunta per arresto cardiaco. Se visitiamo gli ospedali e le case di cura italiane ci rendiamo conto che di Eluane ce ne sono dappertutto, ma per fortuna non tutte e non tutti finora sono stati condannati a morte e possono ancora gioire della vicinanza e dall´affetto dei propri cari. Sì, perché queste persone in coma possono sentire e rendersi perfettamente conto di quanto accade intorno a loro. Se non vogliamo sfogliare pesanti libroni scientifici e non abbiamo intenzione di conseguire una laurea in medicina, possiamo semplicemente leggere il racconto di Salvatore Crisafulli, un ragazzo trentottenne finito in stato vegetativo persistente dopo un incidente in motorino. Grazie all´aiuto dei suoi cari che si sono stretti intorno a lui e che hanno lottato con ogni mezzo perché ricevesse le cure mediche necessarie e le attenzioni affettuose della famiglia, dopo due anni Salvatore si è risvegliato. Il racconto che lui stesso fa dei due anni trascorsi incatenato nel letto è tristissimo. La parte più toccante è quella in cui questo padre di quattro figli racconta la propria disperazione nel sentire i medici intorno a lui dichiarare ai suoi famigliari che Salvatore non poteva più sentire né capire nulla. E Salvatore era impotente, la sua forza erano proprio le visite delle persone che gli dimostravano di volergli ancora bene, anche se ridotto allo stato vegetativo di una pianta. Sentire dire dai medici ai suoi genitori e a sua moglie che sarebbe presto morto del tutto era per lui straziante e la paura lo attanagliava. Chissà se anche per Eluana è andata così. Chissà se Eluana si é sentita condannata a morte per fame e per sete e se ha avuto paura del momento in cui avrebbero cominciato a staccarle il sondino ed a toglierle l´acqua. Non lo sapremo mai, ma il dubbio resta. Certo è che Eluana era viva e vegeta al momento della sospensione dell`alimentazione e dell`idratazione e non era affatto in agonia, come si leggeva in tutti i giornali. “Agonia” è la condizione di lenta ed inesorabile diminuzione delle forze vitali che precede la morte. Non può quindi esistere un`agonia lunga 17 anni. Inoltre la condizione di Eluana non era neanche “dolorosa” nel senso di sofferenze fisiche, infatti non le somministravano nessun farmaco per il dolore che invece le hanno dovuto dare durante l`agonia indotta. Come dice giustamente il dott. Luciani su Zenit, se vogliamo fare riferimento alle sue condizioni di sofferenza psicologica al sentirsi legata in quel letto, allora dobbiamo affermare che Eluana intendeva e voleva. Oltretutto Eluana non era attaccata ad alcuna macchina, non si cercava di tenerla in vita a tutti i costi, semplicemente la si aiutava a mangiare e a bere. Quale madre non ha mai nutrito il proprio bèbè, neonatino di pochi giorni incapace di mangiare e bere da solo? Eluana era tornata come un bèbè ed era accudita come tale. Non vi era quindi nulla di terapeutico o di artificiale nella sua vita. Il cibo era solido e introdotto attraverso un sondino che veniva rimosso dopo ogni pasto e le passeggiate in carrozzina assolutamente normali. Da una situazione sicuramente triste, ma non dolorosa e non forzata, si è passati ad una morte per fame e per sete, con le mucose della bocca che sono state umettate per alleviare la sofferenza della secchezza delle labbra e anti-dolorifici per il dolore provocato. Il fratello di Terry Schiavo, la donna americana in coma condannata a morte per fame e sete dal marito contro il volere dei suoi genitori, ha raccontato come il volto della sorella si contorceva nelle smorfie di dolore di chi cominciava a sentire gli effetti della mancanza di acqua e di cibo. Eluana è morta, la disperazione umana è stata più forte della fede nella vita, preghiamo per lei e per i suoi genitori e speriamo che vicende come la sua non si ripetano più e che l`uomo impari ad amare anche i più deboli ed indifesi.

Benedetta Buttiglione Salazar

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